
Negli ultimi anni, il ruolo delle tecnologie nella transizione verso modelli di sviluppo sostenibili è diventato centrale. L’attenzione verso economia circolare, energia rinnovabile e pratiche di business responsabili non è più solo una scelta strategica, ma un requisito normativo, anche alla luce di direttive europee come il CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).
In questo contesto, imprese, istituzioni ed enti di ricerca sono chiamati a innovare in maniera responsabile, allineando i propri sforzi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e con i criteri ESG (Environmental, Social, Governance). Ma come possiamo sapere quali tecnologie stanno davvero contribuendo alla sostenibilità e rispettano questi standard?
La risposta è più vicina di quanto si pensi: i brevetti.
I brevetti non sono solo strumenti legali di protezione dell’innovazione: rappresentano un’enorme fonte di conoscenza tecnica. Descrivono soluzioni a problemi concreti, spesso realizzabili e già sperimentate in passato, a volte anche sepolte da decenni di inattività. Classificare i brevetti in base alla loro rilevanza per i criteri ESG significa rendere questo patrimonio informativo accessibile, fruibile e utilizzabile per accelerare le transizioni green, sociali e di governance.
Perché classificare i brevetti in chiave ESG e SDG
La mole di dati brevettuali è immensa: oltre 150 milioni di documenti a livello globale. Cercare manualmente tutti i brevetti rilevanti, ad esempio quelli legati al cambiamento climatico, è praticamente impossibile senza competenze specialistiche. Una classificazione ESG (o SDG) predefinita offre una sorta di “mappa” pronta, che riduce drasticamente i tempi di ricerca e consente di passare rapidamente all’azione.
Le ricadute di questa attività sono significative: le tecnologie già inventate possono essere “riscoperte” e applicate a problemi attuali, evitando di ripartire da zero; aziende e istituzioni possono individuare gruppi di tecnologie con cui collaborare o da promuovere per il bene comune, favorendo collaborazione e trasferimento tecnologico; infine, la classificazione permette di monitorare i trend dell’innovazione, osservando dove si concentrano gli sforzi di ricerca, quali Paesi o player industriali stanno emergendo come leader e quali aree risultano ancora trascurate.
A titolo di esempio, riportiamo il caso delle tecnologie di CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage): identificare i brevetti più rilevanti in questo campo consente di capire quali approcci siano più maturi, quali Paesi e aziende stiano investendo maggiormente e dove esistano ancora spazi di ricerca. Questa mappatura dei brevetti è cruciale sia per chi definisce politiche di decarbonizzazione sia per le imprese che vogliono investire in progetti di riduzione della CO₂, poiché supporta la pianificazione di incentivi, la regolazione dei mercati e l’allocazione mirata delle risorse, favorendo decisioni più informate per accelerare la transizione sostenibile.
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Dal greenwashing alla trasparenza
Un altro vantaggio riguarda la possibilità di valutare il livello di sostenibilità di una tecnologia, anche in un’ottica di lotta al cosiddetto “ESG washing”. Oggi molte tecnologie vengono presentate come “green” o “sostenibili” senza esserlo davvero. La classificazione accurata dei brevetti aiuta a smascherare queste incongruenze: se un’innovazione dichiarata sostenibile non compare in nessuna categoria ESG, è un segnale che merita approfondimento.
Questa attività di trasparenza si integra perfettamente con i requisiti normativi come la SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che impone agli attori finanziari di dichiarare l’impatto ambientale e sociale dei propri investimenti. Disporre di una classificazione solida dei brevetti consente di supportare queste dichiarazioni con dati oggettivi, riducendo il rischio di comunicazioni fuorvianti e di contestazioni legate al greenwashing, e validando invece i comportamenti virtuosi.
Perché serve un approccio nuovo
Allo stato dell’arte esistono alcuni schemi di classificazione ad hoc per etichettare i brevetti rilevanti ai fini della sostenibilità. Si tratta in ogni caso di un compito sfidante, a causa della complessità del task e alla necessità di aggiornamento continuo. L’approccio descritto in questo articolo si propone come nostro contributo al tema, attraverso metodi di classificazione accurati, in grado di restituire risultati precisi ed affidabili in un sistema dinamico in grado di evolvere insieme alle tecnologie.
Nel dettaglio, per affrontare la complessità di questo compito, la classificazione ESG dei brevetti può essere supportata da una pipeline basata sul Natural Language Processing (NLP). La procedura prevede la costruzione di un database di concetti ESG mediante algoritmi proprietari di Erre Quadro, sul quale vengono poi applicati algoritmi di ranking e query per la classificazione dei brevetti. In questo modo ogni brevetto viene caratterizzato come pertinente o meno a ciascuno degli obiettivi SDG, prevedendo inoltre la possibilità che una tecnologia abbia impatto su più linee di intervento SDG. In parallelo, un’altra classificazione viene compiuta in relazione a categorie più trasversali inerenti alle tre macrotematiche ESG.
La metodologia può evolvere ulteriormente con procedure di continual learning, che aggiornano dinamicamente i criteri di ricerca e classificazione alla luce di nuove tecnologie emergenti e migliorano progressivamente la precisione del sistema.
Verso un policy making più informato
La classificazione ESG dell’innovazione brevettuale non è un esercizio accademico, ma uno strumento operativo. Essa può abilitare i decisori pubblici ad individuare le priorità tecnologiche su cui investire, valutare il reale impatto delle innovazioni, promuovere la cooperazione internazionale su temi chiave e misurare i progressi verso gli SDG. In un mondo in cui la transizione ecologica e sociale non può più essere rimandata, dotarsi di strumenti basati su dati oggettivi è fondamentale: i brevetti, se ben analizzati e classificati, diventano una vera e propria bussola per guidare politiche più efficaci e strategie industriali più responsabili.
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